Autore -Elena Bizzotto

Ti spiego perché lo spazzolino elettrico funziona

Io lo uso ormai da anni, ma ancora oggi ho molti pazienti restii ad usare lo spazzolino elettrico.

Le domande che mi pongono sempre sono le seguenti:

  • ma funziona davvero meglio dello spazzolino manuale?
  • può rovinare le gengive o lo smalto?

Allora affidiamoci alla letteratura scientifica che ci dice questo:

  1. gli spazzolini elettrici rimuovono la placca più efficacemente degli spazzolini manuali nel breve e nel lungo termine;
  2. mostrano una maggiore rimozione oltre che sulle superfici, anche nelle aree interprossimali;
  3. mostrano lo stesso grado di sicurezza di quelli tradizionali;
  4. migliorano la percezione del tempo di spazzolamento (2 minuti!) grazie al timer presente in tutti gli spazzolini elettrici di ultima generazione, tempo che con lo spazzolino manuale è risultato in media di 46 secondi;
  5. non è ad oggi dimostrata la presenza di recessioni associata allo spazzolino elettrico;
  6. l’uso dello spazzolino elettrico minimizza il rischio di abrasioni sui tessuti duri del dente (smalto e dentina).

Nelle linee guida ministeriali, emanate nel 2009 e aggiornate nel Dicembre 2015, si ribadisce la raccomandazione all’uso dello spazzolino elettrico (raccomandazione 8)

Qui le linee guida aggiornate 2015: http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2441_allegato.pdf

Una precisazione: nelle linee guida del 2009 si parlava dello spazzolino elettrico con movimento roto-oscillante. Dello spazzolino elettrico sonico si diceva questo:

“E’ consigliabile che gli spazzolini sonici vengano utilizzati da persone fortemente motivate in considerazione del fatto che non possiedono un intrinseco movimento di rotazione.”

Questa precisazione non è più presente nell’aggiornamento del 2015, perché anche gli spazzolini elettrici sonici risultano efficaci nella rimozione della placca rispetto allo spazzolino manuale.

Sono quindi questi i motivi per cui consiglio lo spazzolino elettrico ai miei pazienti, soprattutto quando non riusciamo con lo spazzolino manuale ad ottenere dei buoni risultati nel controllo della placca.

Un abbraccio,

Dott.ssa Elena

Sbiancamento dentale: che cos’è?

Carissimi,

chi di voi non ha mai desiderato avere denti più bianchi?

Lo sbiancamento dentale permette di ottenere un sorriso più bianco e splendente e proprio sul sorriso si spendono bellissime parole da sempre:

– Un sorriso è una luce attraverso la finestra del tuo viso che dice alla gente che il tuo cuore è in casa. (Anonimo)

– E’ stato solo un sorriso, ed è costato poco darlo ma, come la luce del mattino, ha dissipato il buio e ha reso la giornata degna di essere vissuta. (F. Scott Fitzgerald)

– Tutti sorridono nella stessa lingua. (Anonimo)

– Non si è mai completamente vestiti senza un sorriso. (Martin Charnin)

Ultimamente però per avere denti bianchi si prova di tutto, acquistando i prodotti fai-da-te in internet, andando in farmacia o dall’estetista.

Quello che molti non sanno è che lo sbiancamento dentale è un trattamento odontoiatrico cosmetico e, proprio perché tale, regolamentato dalla legge italiana.

I trattamenti sbiancanti prevedono l’applicazione di un gel a base di Perossido di Idrogeno o Perossido di Carbamide.

L’ossigeno liberato dal gel, penetra nei prismi dello smalto permettendo al dente di schiarirsi.

I prodotti di sbianca­mento con Perossido di Idrogeno ≤ 0,1 %  pre­sente o li­berato:

può essere acquistato dal consumatore, ma la percentuale è talmente minima che l’effettiva efficacia del trattamento rimane davvero relativa.

I prodotti per lo sbianca­mento con Perossido di Idrogeno > 0,1 % ≤ 6 % pre­sente o li­berato:

sono considerati prodotti la cui vendita è destinata esclusiva­mente ai dentisti.

Per ciascun ciclo di utilizzo, la prima utilizzazione è riservata ai dentisti o deve avvenire sotto la loro diretta supervisione.

Se si procede con il trattamento domiciliare, in seguito il pro­dotto deve essere fornito al consuma­tore per completare il ciclo di utilizzo.

Per i prodotti sopra al 6% invece non ci sono indicazioni.

Seguono così le disposizioni della Dir. 93/42/CEE (direttiva Dispositivi Medici). Si tratta di sbiancanti che data la loro natura medica devono essere applicati sul paziente iniziando e concludendo il trattamento presso lo studio dentistico.

Sono sicuramente i prodotti con percentuali del 38 o 40% che permettono ai professionisti di poter fare lo sbiancamento professionale in studio, l’unico trattamento che permette di ottenere risultati rapidi, ma comunque sicuri.

Un abbraccio,

Dott.ssa Elena

Denti più bianchi? Ecco come funziona lo sbiancamento dentale

Avere denti più bianchi è il sogno di tutti!

Esiste allora il trattamento di sbiancamento dentale.

Lo sbiancamento dentale prevede l’applicazione di un gel a base di Perossido di Idrogeno o Perossido di Carbamide (che libera Perossido di Idrogeno).

Il Perossido di Idrogeno è molto instabile e ha basso peso molecolare.

E’ capace così di penetrare velocemente nei prismi dello smalto liberando ossigeno attivo col potere di schiarire le macchie.

Il suo effetto non sarà permanente perché le discromie recidivano a causa della permeabilità fisiologica dei tessuti (smalto e dentina).

A seguito di questo processo possono talvolta verificarsi episodi di sensibilità dentinale.

Sono temporanei e si risolvono nel giro di pochi giorni dalla fine del trattamento.

Se poi il gel entra in contatto con gengive, labbra o guance può provocare irritazione per contatto.

Il fastidio è comunque di breve durata e modesta intensità.

Si consiglia di astenersi durante la durata del trattamento dall’assumere sostante pigmentanti:

  • caffè
  • bevande colorate (vino rosso, succo di mirtillo, tisane…)
  • liquirizia
  • nicotina ecc…

I trattamenti possono essere:

§ Trattamento professionale: eseguito esclusivamente in studio è la metodica più richiesta.

Si utilizzano gel con percentuali di Perossidi più elevate in grado di ottenere risultati evidenti anche con una sola seduta.

In letteratura si prevedono trattamenti che vanno da 1 fino a 6 sedute di trattamento.

Si possono usare le lampade sbiancanti che non sbiancano i denti, ma riducono solo i tempi di applicazione, accelerando l’effetto del perossido ( plasma, led, alogene, ultraviolette, laser).

§ Trattamento domiciliare assistito: si realizzano mascherine su misura che vengono date al paziente insieme al gel con Perossido di Carbamide.

Si effettua in studio una seduta di istruzione che consente anche la prima applicazione.

Il trattamento viene effettuato sotto il periodico controllo del professionista che lo ha prescritto e che valuterà la correttezza delle applicazioni e i risultati ottenuti.

E’ un trattamento che ha scarsa accettabilità, ma rimane quello che dà meno recidive, si utilizza anche per trattamenti prolungati, dà migliore controllo dell’ipersensibilità e può essere ripetuto nel tempo.

§ Trattamento combinato: consiste nell’abbinare il trattamento professionale al domiciliare assistito.

Grazie alla sinergia dei due trattamenti è possibile intensificare il risultato e mantenere nel tempo il risultato ottenuto.

Va ricordato che dopo 10 giorni il colore si stabilizza e potrebbe anche peggiorare un pochino, quindi il controllo aiuta a capire come muoversi successivamente.

Per fare invece otturazioni e lavori protesici si consiglia di aspettare almeno 20 giorni in modo che il colore stabilizzato faccia da riferimento per i nuovi lavori.

Importantissimo: il gel agisce sulla superficie dello smalto PULITO!

Placca, macchie superficiali, tartaro ecc… si interpongono tra il gel e lo smalto, vanificando o rendendo davvero difficile l’azione del Perossido di Idrogeno.

Quindi, prima di intraprendere un qualsiasi trattamento sbiancante, è fondamentale fare un’igiene orale professionale e mantenere poi nel tempo i denti puliti.

Un abbraccio,

Dott.ssa Elena

Le 3 caratteristiche che definiscono il colore del dente

Lo sbiancamento dentale è un trattamento efficace e sicuro se fatto con corretti prodotti e corrette procedure. Si tratta di un trattamento odontoiatrico cosmetico finalizzato al miglioramento del colore dei denti.

Il colore dei denti è condizionato da tre parametri che sono:

1) TINTA: è il colore vero e proprio determinato dal colore base della dentina. In odontoiatria questo parametro viene rilevato con una scala colori che prevede 4 tinte

tinta A: rosso-marrone
tinta B: arancione-grigio
tinta C: verde-grigio
tinta D: rosa-grigio

2) CROMA: è il livello di saturazione d’intensità della tinta, quindi il colore può essere più o meno intenso. I fattori che più lo determinano sono: l’età del dente e lo spessore dello smalto.
Può essere definito come l’unità di misura della quantità del colore. Un dente giovane tende ad avere un croma basso, poco intenso,  mentre quando lo smalto ha spessore limitato lascerà trasparire di più la dentina con conseguente maggiore intensità del croma.

Secondo la scala colori, il croma viene indicato con un numero dopo la lettera (es. A1 croma saturo con il risultato di un dente bianco; A4 croma intenso con il risultato di un dente tendenzialmente giallo)

3) VALORE: è il grado di luminosità del colore, spesso determinato dallo spessore dello smalto. Nella pratica, è considerato basso di valore un dente troppo scuro rispetto agli altri mentre più un colore tende al bianco, maggiore sarà il suo valore.

Di questi tre parametri, il VALORE è quello che viene maggiormente modificato dallo sbiancamento dentale facendo risultare il dente più luminoso e brillante.

Ti chiederai, io posso fare lo sbiancamento dentale?

Risposta: dipende!

Il colore dei denti è una caratteristica ereditaria che nel tempo viene modificata da più fattori (età, livello di igiene, fumo, abitudini alimentari, morfologia della superficie del dente colpito dalla luce…).

Non è possibile formulare sempre previsioni sul raggiungimento della tonalità finale ed è per questo che sarebbe importante parlarne con un Igienista Dentale o Odontoiatra per

  • raccogliere informazioni sul colore di partenza
  • scoprire se si può fare o meno il trattamento sbiancante
  • se si può fare, valutare quale tipo di trattamento è più adatto

Si tratta di un trattamento estetico opzionale, si sconsiglia quindi:

  • durante la gravidanza e l’allattamento per la più facile irritabilità delle gengive in quei periodi
  • su otturazioni e manufatti protesici, che non subiscono mutazioni di colore
  • su alcune alterazioni del colore quali strisce, macchie profonde, esiti di devitalizzazioni, che possono non uniformarsi alla tonalità del dente sbiancato.

Ecco perché, ahimè, ci sono dei pazienti

  • a cui il trattamento sbiancante può non dare i risultati sperati
  • a cui si consiglia con alcuni accorgimenti
  • a cui si sconsiglia proprio

Si deve sempre valutare caso per caso: io stessa ho due piccole ricostruzioni estetiche su due incisivi frontali, ma eseguo senza problemi il trattamento sbiancante con ottimi risultati!

Un abbraccio,

Dott.ssa Elena

 

 

Tratta placca e tartaro come ospiti indesiderati [ecco perché e cosa devi fare]

perché eliminare la placca

Devi lavare i denti ogni 8-10 ore e non perché è una fissa del tuo Igienista Dentale, ma perché è il momento migliore per eliminare i batteri di troppo.

Immaginati una popolazione che si trova a vivere in uno spazio relativamente ristretto, costituita da decine e decine di razze diverse che vivono in perfetta armonia, capaci di moltiplicarsi, rinforsarsi, ma mai distrurbarsi tra loro. Quando un luogo diventa sovraffollato, invece di litigare, alcuni prendono e vanno a colonizzare altre zone.

Ovviamente non sto parlando degli uomini, ma degli abitanti della nostra bocca: i BATTERI. Leggi tutto

C’era una volta in America…

L’Igienista Dentale è una figura che nasce a Bridgeport (Connecticut, USA) nel 1913, con la prima scuola americana fondata dal medico dentista Alfred C.Fones, ritenuto il “padre dell’igiene dentale”.

Il padre, Civilion Fones, sindaco di Bridgeport nel 1886 e 1887, fu un dentista praticante e il primo “commissario dentale” della città.

Suo figlio, Alfred, nato nel 1869, seguì le sue ormeDopo aver frequentato la scuola dentale al New York College of Dentistry ed essersi laureato nel 1890, si unì al padre per praticare l’odontoiatria insieme a lui su Washington Street.

 In quello stesso anno si scoprì la correlazione tra batteri del cavo orale e la carie (teoria chemio-parassitaria acidogena di Miller, secondo la quale la carie era il risultato di un processo in cui, per la prima volta, comparivano come cause batteri e acidità).

A cavallo del Ventesimo secolo, il motivo più comune per cui le persone andavano presso il loro studio era l’estrazione di denti cariati.

Dopo aver praticato l’odontoiatria per circa cinque anni, il giovane Fones si convinse dell’importanza della prevenzione delle malattie del cavo orale.

Secondo lui si poteva andare dal dentista per tenere puliti i denti prima che si rovinassero, marcissero o si perdessero a causa di malattie come la carie o la malattia parodontale.
Fu così che formò sua cugina Irene Newman, fino ad allora assistente alla poltrona, per diventare il primo ausiliario dentale”.
Nel 1907, la Newman eseguiva le funzioni di quella che Fones avrebbe poi definito un’ igienista dentale“.
Anche se molti pensavano che questa pratica fosse folle, deridendo l’idea che le persone potessero andare dal dentista regolarmente per mantenere i denti puliti, altri la sostenevano.
Ciò portò Fones ad elaborare una nuova idea: aprire una scuola.
Lo fece nel 1913 e, con l’aiuto della cugina, istituì la prima classe di igienisti dentali che avevano luogo in una casa mobile dietro lo studio privato.
Si dice che educatori provenienti da Harvard, Yale, Columbia e anche dal Giappone si recassero per aiutare ad educare la prima classe di igienisti dentali.
Venne anche istituito un programma da portare nelle scuole, per insegnare agli studenti l’igiene orale domiciliare.
Lo stato del Connecticut fu così impressionato, da rilasciare nel 1917 la prima licenza al mondo per praticare l’igiene dentale a Irene Newman.
Divenne così la prima presidente della prima associazione d’igiene dentale, la Connecticut Dental Hygienists Association.
L’idea rapidamente prese piede in tutta l’America e poi in giro per il mondo.

Grazie al programma di igiene in vigore in città, Bridgeport ebbe il tasso di mortalità più basso di qualsiasi grande città del mondo durante la pandemia influenzale del 1918.

Per capire le origini della professione di igienista dentale, si deve capire Fones, la sua filosofia e la sua visione della prevenzione.

Nel 1916, pubblicò un libro di testo intitolato Mouth Hygiene.

Nella seconda edizione (1921), descrive la figura dell’igienista dentale sottolineando il suo ruolo di educatore teso al miglioramento della salute orale nella popolazione.

  • Parlava di “rimozione di depositi di tartaro pesanti, grandi concrezioni, e accumuli di macchie e placca”
  • Dava istruzioni dettagliate di strumentazione a mano con scaler per rimuovere depositi di “tartaro” sia sopra che sotto gengiva
  • Oltre al testo, erano presenti figure, 218 illustrazioni, schede, modelli di strumentazione per ogni strumento in ogni area della bocca, mostrando posizioni, fulcro e movimenti
  • Nella pratica clinica, Fones montava denti estratti su modelli per i suoi studenti, da utilizzare quando si dovevano imparare scaling, strumentazione e polishingInoltre, aggiunse gesso intorno ad ogni dente per simulare i depositi di tartaro che dovevano essere rimossi.

Alla prima Igienista Dentale del mondo, Irene Newman, nel 1950 vennero chieste informazioni circa il suo ruolo in questa saga.

Rispose, in maniera molto modesta: Non ho pensato a niente di tutto questo. C’era del lavoro da fare e l’ho fatto.

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In America nel 2013 è stato festeggiato il Centenario dall’istituzione della figura dell’Igienista Dentale.

 

Un abbraccio,

Dott.ssa Elena